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Io sono Odissea 2

Io sono Odissea 2

Dicerie, frottole, chiacchiere, diavolerie, musica e interviste. Di tutto un po’, ma sciocchezze mai.
Io sono Odissea è la rubrica che dà parola all’Odissea che c’è in ognuna di noi. 
Le ulisse sono tutte le donne ordinarie che quotidianamente maneggiano lo straordinario senza spazi per raccontarlo. Io sono Odissea è la rubrica per incontrarle. Tra racconti, parole poetiche, interviste a voci del femminile e musica solcheremo insieme tempesta e bonaccia.

Puntata 2
A QUESTION BEFORE THE TRIP

Dopo l’impresa e la vittoria, quando ciascuno dei vincitori raccoglie gli allori delle proprie glorie, Odissea sente il peso del cambiamento, prova delusione per le logiche umane e soffre la brutalità a cui si è abituata. Per questo, e per altri motivi ancora, sente che non può tornare a casa, perché, forse, la nuova versione di sé nemmeno ce l’ha una casa ad accoglierla.
-Perché? – solo questo abbiamo chiesto oggi a Odissea. -Perché hai scelto di non tornare?
Odissea:
Scegliere accadrà. Magari verrà il giorno, non oggi. Oggi è il momento del non ritorno che è un vento necessario, non una scelta.
Mi è impossibile tornare quello che sono stata.
Nelle terre calpestate ho visto il fuoco che distrugge e quello attorno a cui si danza, sono stata vittima e carnefice, preda e predatrice, capace e incapace.
L’ho visto che non uno solo è il mio volto.
E in ogni caso quello che è stato, ora non c’è.
Ho visto anche l’intorno, le mezze presenze, i re, le regine, gli imperi, i padroni a cui è inutile tornare senza, tra i denti, il bastone che hanno gettato nelle sterpaglie.
Ho cercato premi, riconoscimenti, carezze, attenzioni.
Ho costruito castelli partendo dalle briciole, lucidato il bastone al potere e applaudito il suo successo, ho servito, traghettato, conosciuto il tradimento, il giudizio, l’isolamento, l’abbandono, la pazienza, l’indifferenza, la svalutazione, l’ipocrisia, i millantatori evanescenti e ho dimenticato il mare.
Lecco dalle dita il sale da cucina dei barattoli nella madia, ma non basta a placare le vele chiamate dal vento.
Io sono Odissea ed è la vita intera dell’acqua che devo attraversare, la rotta sapida senza riferimenti.
Cadranno le maschere, si allontaneranno le aspettative, non sarò la stanza delle conferme.
Senza il mare non so la vita che mi percorre, senza il richiamo dei fondali potrei credere di avere costruito una città che, invece, è solo polvere stanca di restare uguale a se stessa.
Partirò senza un desiderio, se coltivassi la speranza starei su strade conosciute, nulla so e tutto chiama.
Odissea non può tornare a celebrare l’anniversario di ogni rinuncia e il funerale delle possibilità.

Roberto Guarneri